• Perché le pagine di un libro sono come le vele per un vascello, e "nessun vascello c'è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane"
    (Emily Dickinson)
  • 18.11.13
    Il mondo della scrittura incontra (ma solo a tarda notte) il mondo della tv

    A partire da ieri sera la RAI manda in onda sul terzo canale un inedito programma: Masterpiece. Il format, nato da un’idea di FremantleMedia per Rai3 in collaborazione con RCS, è il primo talent show per aspiranti scrittori, almeno a detta degli autori. Tre giudici, scelti nella pletora degli scrittori al momento più letti, giudicano le prove di aspiranti colleghi per eleggere il vincitore. Il premio? La pubblicazione, grazie alla Bompiani, del proprio romanzo in 100.000 copie.

    Ma com'è questo talent? Partiamo dalle regole: tra gli oltre 5000 dattiloscritti giunti in redazione, sono stati selezionati i concorrenti che parteciperanno alla sei puntate della prima fase del talent. In ogni puntata i concorrenti si sfideranno a colpi di penna e la giuria selezionerà il concorrente che potrà accedere alla fase successiva. A partire da febbraio 2014 gli "alive" della prima fase, affiancati da un altro gruppo di concorrenti, si contenderanno il premio finale sfidandosi in prove di scrittura.

    La giuria in studio è composta da tre pilastri delle letteratura (e delle vendite) contemporanea: Andrea De Carlo, scrittore, pittore, fotografo e musicista, i cui libri (Due di Due, Treno di Panna, etc) sono tradotti in 26 lingue, che si rivela da subito "il cattivo" della situazione; Giancarlo de Cataldo, tarantino di nascita ma romano di adozione, giudice di Corte d’Assise e autore, tra gli altri, del famosissimo Romanzo Criminiale; Taiye Selasi, afropolitan come lei stessa si definisce, è tra i venti migliori giovani (under 40) scrittori britannici.

    Al di là delle note "tecniche", la prima cosa da sottolineare è che, ancora una volta, la letteratura si scontra con le dure leggi della tv: il talent infatti va in onda su RaiTre, canale Rai che sta diventando ormai il riferimento culturale dell'azienda, ma ad un orario a dir poco penalizzante: le 23:15 di domenica sera!
    E non ci sono le leggi della tv a remare contro a questo potenziale esempio di cultura in tv: il melodramma tipico dei salotti tv pervade la prima puntata anche di questo programma. I sei concorrenti protagonisti dell'esordio infatti non sono persone "a caso": perchè scegliere per la puntata iniziale, tra 5000 aspiranti scrittori, 6 concorrenti sicuramente talentuosi ma con un vissuto strappalacrime e tormentato? Forse per cercare l'attenzione di quel pubblico ormai troppo avezzo alle lacrime in tv? O davvero lo "scrittore modello" deve essere preda di tormenti interiori ai quali dà sfogo con la penna? Niente da ridire sulle capacità dei concorrenti, ma la scelta di questo sestetto per il debutto sembra dettata dalle regole televisiva più che dal talento.

    E la scrittura, quella vera, fatta di tastiera e monitor (o di carta e penna per i nostalgici) dov'è? Compare solo nella seconda parte del programma, troppo tardi forse. I concorrenti sono chiamati a cimentarsi in prove da vero scrittore, in contrasto apparente con il principio che la scrittura nasce dall'ispirazione e non può essere svolta come un compito, ma in perfetta armonia con la vera realtà di uno scrittore moderno: come lo stesso de Cataldo ha sottolineato, oggi chi scrive deve produrre, come qualunque altro lavoratore, ispirato o no, perché così vogliono le regole dell'editoria.

    E finalmente il programma si sdogana dal clichè e si rivela per quello che aspira ad essere: un'innovazione nel mondo televisivo e letterario. Speriamo che la seconda parte rubi sempre più minuti alla prima!

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